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Ambientazione

IL QUADRO GENERALE
La Terra di Mezzo è un continente situato nel mondo immaginario di Arda, teatro di buona parte delle vicende narrate nei romanzi di J.R.R. Tolkien.

Col passare dei millenni vaste regioni della Terra di Mezzo sono state interessate da guerre e cataclismi che le hanno rese deserte e inospitali, e molte delle civiltà avvicendatesi nel corso delle Ere si sono irrimediabilmente estinte, sopravvivendo unicamente nella memoria dei più saggi e nelle pagine dei libri più rari.

La parte nord-occidentale del continente, che si affaccia sul Grande Mare, sta conoscendo invece un nuovo periodo di relativa prosperità dopo le grandi guerre descritte ne "Il Signore degli Anelli", sotto l'egida della dinastia Telcontar.

La grande catena delle Montagne Nebbiose si estende da nord a sud dividendo il Regno Riunito in due macroregioni.

A ovest, il vasto regno di Arnor è stato rifondato dopo la Guerra dell'Anello. Alcuni dei suoi più importanti centri, come Fornost e Tharbad, sono stati riedificati, mentre l'originaria capitale Annúminas, antica roccaforte di origini elfiche, è stata eletta a residenza estiva del Re. A sud di questa è ubicata la Contea, ricca e fertile enclave Hobbit il cui accesso è ufficialmente proibito agli Uomini.

A est delle Montagne, attraverso la Breccia di Rohan si estende l'omonimo regno, fedelissimo alleato dei Telcontar, l'unico oltre alla terra dei Mezzuomini ad aver conservato la sua indipendenza; a nord di Rohan le remote signorie del Rhovanion (Uomini, Nani e secondo i più informati anche alcuni Elfi), pur restando di fatto in mano ai rispettivi regnanti, si sono formalmente sottomesse all'autorità del Re, che governa i suoi territori dal potente regno di Gondor, a sud.

Minas Tirith, la sua Capitale, è attualmente la più importante di tutte le Città.
Tra le sue mura, che la dividono in sette livelli, confluiscono da tutta la Terra di Mezzo individui di tutte le razze, dando vita al primo vero esempio di città multietnica.



Sauron, l'Oscuro Signore e nemico giurato di tutte le Genti Libere, è stato da tempo sconfitto; la sua caduta, tuttavia, ha segnato anche la fine di molte potenze benefiche che per lungo tempo si erano adoperate per proteggere e custodire la Terra di Mezzo.
I grandi signori elfici sono migrati al di là del Grande Mare insieme alla stragrande maggioranza delle loro genti; gli Stregoni sono divenuti leggenda, ammesso che siano mai esistiti, e i Nani, per quanto fieri e possenti, rappresentano ormai una minoranza.

Il Male, al contrario, ha radici troppo profonde per essere definitivamente estirpato.

Lotte di potere, sacche di malaffare e faide razziali sono problemi che le genti della Quarta Era devono affrontare quotidianamente, mentre a est e a sud del Regno Riunito gli uomini malvagi di Rhûn e di Harad, mai del tutto sconfitti, si riorganizzano e meditano vendetta.
Dagli aridi altipiani del Dunland sono ripartite sporadiche razzìe, mentre l'antica città-porto di Umbar, formalmente rivendicata dalla Corona, è troppo lontana affinché il suo potere possa fare realmente presa sugli intrepidi Corsari.
Notizie preoccupanti giungono dall'estremo nord, dove si vocifera che sui Monti Grigi potrebbero aver trovato rifugio creature che gli Uomini credevano di aver debellato per sempre.

Sapienti, mistici e profeti levano talvolta la voce in questa o in quella città, ma in pochi danno loro ascolto quando cercano di mettere le genti in guardia contro il sopraggiungere di una paura senza nome, un Male senza volto.


IL CREPUSCOLO DEGLI EROI
Dopo la fine della Guerra dell'Anello, Aragorn figlio di Arathorn viene incoronato Re del Regno Riunito di Gondor e Arnor col nome di Elessar Telcontar.
Seppur votato al Bene, Elessar è un sovrano volitivo e orgoglioso che non esita a reclamare per sé tutte le terre che erano appartenute ai suoi antenati.
Sotto il suo vessillo si raduna un piccolo ma agguerrito esercito di veterani, alla testa dei quali l'erede degli antichi Númenóreani attraversa la Terra di Mezzo in lungo e in largo, sbaragliando una ad una tutte le sacche di resistenza degli Uomini Malvagi.

Alla sua morte, nell'anno 120 della Quarta Era, il primogenito Eldarion Telcontar eredita il più vasto reame mai governato da un solo mortale; tuttavia il costo della Guerra dell'Anello è stato elevatissimo in termini di vite umane, e le campagne di conquista che ne sono seguite hanno impedito quel ricambio generazionale che in molti auspicavano.
Le terre di Eldarion sono gravemente spopolate e persino il più guerrafondaio tra i suoi feudatari è ormai stanco di combattere; il nuovo Re ne è consapevole, così come ne sono consapevoli le più riottose e feroci tribù di Harad e Rhûn: pochi anni dopo la morte di Elessar, le rivolte cominciano a susseguirsi tanto ai confini meridionali quanto sul fronte orientale.

L'obiettivo di Eldarion è giocoforza quello di minimizzare le perdite; le sue armate si limitano pertanto a difendere pazientemente i confini, forti della loro superiorità tecnologica e tattica: murate imponenti, trabocchi e archi a lunga gittata infliggono dolorose sconfitte ai ribelli che, per quanto motivati, non dispongono di armi altrettanto efficaci ed attaccano sovente in modo disorganizzato, guidati da piccoli capitribù gelosi l'uno dell'altro e incapaci di orchestrare una strategia comune.
Laddove le difese di Gondor non sono sufficienti a scoraggiarli, inoltre, i diplomatici si adoperano per blandirli con amnistie e trattati commerciali.

Grazie a questa nuova politica il pericolo di un nuovo conflitto su scala continentale viene scongiurato, ma molti abitanti finiscono comunque con l'abbandonare i feudi più periferici spostandosi gradualmente verso il cuore del regno, desiderosi di un futuro più sereno e prospero per le loro famiglie.
Le ampie distese del Minhiriath e dell'Enedwaith, disabitate da tempo, rappresentano una sorta di terra promessa per i fuggiaschi, e un'opportunità per Eldarion di inaugurare una massiccia campagna di ripopolamento.
Anno dopo anno le antiche Vie si fanno sempre più trafficate, mentre campi e frutteti sostituiscono gradualmente le vaste praterie incolte; l'economia riparte, l'aspettativa di vita ricomincia ad allungarsi e il tasso di natalità aumenta vertiginosamente.

Ma quello del Regno Riunito è un territorio troppo vasto per poter essere governato ovunque con eguale efficacia: se da un lato la politica interna di Eldarion e dei suoi nobili consegue eccellenti risultati, alle estreme periferie del regno la Corona perde inevitabilmente influenza.
La sorveglianza ai confini diviene via via più rarefatta e le visite del Re si fanno sempre meno frequenti. La popolazione scarseggia così come le risorse, gli interventi di ricostruzione e bonifica sono superficiali e tardivi; agli occhi dei più la dinastia Telcontar diviene una sorta di entità astratta e, per quanto i legami e i giuramenti di vassallaggio restino formalmente validi, di fatto i piccoli poteri locali operano in piena autonomia, delineando un quadro sociale e politico assolutamente inedito per la Terra di Mezzo: è finalmente entrata nel vivo quella che verrà ricordata come l'Era degli Uomini, un'epoca che ha conosciuto il declino dei grandi archetipi del Bene e del Male e in cui le gesta di Valar, Elfi, Mostri e Stregoni assumono sempre più i connotati del mito.

La frattura tra l'umano e il divino è sempre più profonda. Tanto la Luce quanto l'Ombra, orfane dei loro più leggendari Capitani, cessano a poco a poco di fronteggiarsi da una parte all'altra del campo di battaglia, cominciando invece ad esplorarsi a vicenda in un nuovo ventaglio di sfumature. Gli schieramenti sono sempre più mutevoli, i grandi conflitti ideologici cedono il posto a piccole scaramucce legate ad interessi particolari, per perseguire i quali non occorre solamente sguainare la spada, ma anche sapersi addentrare nel torbido sottobosco della politica e piegarsi a ogni sorta di compromesso. Nuove forme di malaffare prendono piede, e l'individualismo prevale spesso sul senso della comunità.


LO SCACCHIERE GEOPOLITICO
La nostra avventura comincia (o ricomincia, a seconda dell'età che scegliamo per i nostri Personaggi) nella remota regione del Rhovanion, angolo nordorientale del Regno Riunito, nell'anno 141 della Quarta Era.



Sono trascorsi sette anni dall'ultima rivolta degli Esterling, i predoni dell'Est che ancora si aggirano oltre le coste orientali del mare di Rhûn. Nobili e capitani rammentano ancora le ultime, glaciali parole dei generali di Gondor:
"Non oltre l'Anduin."
Con sorpresa e sgomento di tutti, la montagna gondoriana ha partorito il proverbiale topolino, e la tanto attesa controffensiva si è rivelata poco più che uno sterile esercizio di presidio dei vecchi confini settentrionali (il fiume Anduin, per l'appunto), vigenti prima della salita al potere di Elessar.

Le vaste e spoglie Terre Brune a nord del Grande Fiume sono state così devastate per l'ennesima volta, ridotte nuovamente a una sinistra terra di nessuno tra i possedimenti di Gondor e Rohan e le signorìe del Rhovanion; ciò ha compromesso i traffici e le comunicazioni, divenuti sempre più sporadici e superficiali, oltre a determinare un drastico calo della già scarsa popolarità di cui la Corona godeva presso le genti della Valle.
È stata questa regione, infatti, a pagare il prezzo più salato per la liberazione da Sauron: oltre a veder distrutta Dale per la seconda volta, il popolo della Valle ha dovuto assistere alla successiva partenza di molti tra i suoi giovani più promettenti e i capitani più valorosi, in cerca di fortuna nelle grandi città di Gondor, ed è ora più che mai a corto di braccia.

A ovest delle Montagne pare che il rinnovato reame di Arnor stia godendo di un periodo di relativa abbondanza, ma gli Uomini dell'Arthedain e dell'Eriador si guardano bene dall'attraversare l'impervio Alto Passo che conduce alla Via Silvana, preferendo di gran lunga commerciare coi popoli a loro adiacenti.
All'interno del Regno Riunito vanno quindi delineandosi di fatto varie civiltà distanti e sostanzialmente indipendenti tra loro, i rapporti tra le quali divengono sempre più freddi e formali.
Le cose non vanno molto meglio a Nord, dove i Nani, seppur ancora ricchi e potenti, sono ridotti a poche centinaia di elementi dopo che il popolo di Durin è andato sparpagliandosi in tutta la Terra di Mezzo, bramoso di riconquistare gli antichi reami perduti durante le Ere precedenti.

La necessità di sopravvivere alle nuove avversità che si prospettano ha portato, per la prima volta nella storia, ad un tiepido riavvicinamento proprio con gli odiati Esterling, anch'essi decimati da guerre e defezioni e ridotti a un esiguo novero di tribù seminomadi.
I primissimi tentativi di instaurare un rapporto commerciale con quanto rimane delle genti dell'Est sono, tuttavia, ben lungi dal poter essere definiti un'alleanza, quanto piuttosto un voler speculare gli uni sulle disgrazie degli altri.

Dopo la recente morte della moglie, pare che il vecchio Re Brain, Signore di Dale nonché discendente di Bard l'Arciere, non voglia più risposarsi potendo già vantare più di un erede. I maligni insinuano che il Re ami ormai dedicarsi ai piaceri della vita, senza più minimamente pensare di poter estendere la sua influenza oltre le mura della sua città-stato e alle cinquemila anime che ancora sopravvivono entro di esse.
Nessuno ha ancora osato mettere in dubbio la lealtà della vicina Esgaroth, formalmente sottomessa a Dale, ma le donne e gli uomini che ancora vivono sulle acque del Lago Lungo (un migliaio di abitanti all'incirca), sono troppo occupati a sbarcare il lunario per poter rappresentare una qualche speranza di riscatto per una terra abbandonata a sé stessa, e circondata da sterminate foreste dove, come se non bastasse, si mormora che strane magie siano all'opera, senza più gli Elfi dei Boschi a vegliare sulle insidie celate tra la fitta vegetazione di quello che un tempo era chiamato il Bosco Atro.

Sopravvive ancora, qua e là, lo scheletro di un tessuto sociale costituito da un ristretto numero di Corporazioni e una varietà di piccoli Casati.
Dalle alleanze o dai contrasti che sorgeranno tra le varie realtà locali dipenderà per larga parte il futuro del Rhovanion; gli spettri della miseria e del declino aleggiano ormai su questa terra decadente e circondata di rovine, ma la speranza è l'ultima a morire, e non mancano coloro i quali auspicano che la rottura col passato possa essere il primo tassello di una futura rinascita.